Quando il turno pesa prima ancora di iniziare
Spesso, prima di addormentarci, non pensiamo a chi assisteremo il giorno dopo. Non pensiamo al paziente difficile o alla manovra complessa. Pensiamo a chi avremo accanto. Alla collega che non saluta. Al collega che ci contraddice davanti agli altri. A quella certa persona che con una battuta può rovinarci l’umore per ore.
È questo il pensiero che ci toglie il sonno. Perché le relazioni che ci circondano, più delle difficoltà cliniche, determinano la qualità delle nostre giornate di lavoro. E quando un collega ci toglie energia, ogni gesto diventa più faticoso, ogni turno più pesante del dovuto.
Non serve che sia “tossico” per fare male
Non tutte le situazioni problematiche rientrano nella definizione di mobbing o abuso psicologico. Ci sono relazioni che non si possono etichettare così chiaramente, ma che logorano comunque. Un collega che parla solo per correggere, che taglia corto ogni dialogo, che ironizza sempre, anche quando non c’è nulla da ridere. Oppure chi ignora sistematicamente, non guarda in faccia, non risponde mai con calore.
Non fa rumore, ma pesa. Non urla, ma esclude.
E col tempo, anche chi è paziente, anche chi ha imparato a “lasciar correre”, inizia a sentire il bisogno di difendersi.
Come riconoscere un’interazione logorante
Ci sono segnali che possiamo osservare. Sono sottili, ma costanti:
- Ti prepari mentalmente solo quando sai che lavorerai con lui/lei.
- Ne parli spesso fuori dal lavoro, come se fosse un pensiero che non riesce a spegnersi.
- Ti senti più irritabile o insicuro nei turni condivisi.
- Ti accorgi di cambiare il tuo comportamento solo per evitare una reazione.
Questi segnali ci dicono che non è semplicemente una persona “un po’ pesante”. Ci dicono che la relazione ti sta consumando. E ignorarlo rischia di trasformare il disagio in frustrazione cronica.
Cosa puoi fare, in concreto
Non sempre possiamo cambiare la persona. Ma possiamo scegliere come rispondere.
- Stabilisci confini chiari.
Se il collega fa commenti pungenti, puoi dire (anche con calma e una volta sola):
“Preferisco che certe cose non vengano dette in quel modo.”
Non è necessario spiegare tutto. Basta dare un messaggio fermo. - Evita di personalizzare ogni cosa.
Non è facile, ma spesso chi scarica sugli altri lo fa per dinamiche interne sue. Se ti accorgi che quel collega è così con tutti, è un suo stile, non un giudizio su di te. - Cerca supporto fuori dalla relazione diretta.
Parla con una persona neutra, magari anche fuori dal contesto lavorativo. Spesso bastano dieci minuti con qualcuno che ascolta senza schierarsi per rimettere ordine dentro. - Chiedi mediazione se necessario.
Se il clima diventa ingestibile, può essere utile coinvolgere un responsabile. Non per “fare la spia”, ma per riportare il problema al suo giusto livello: quello organizzativo, non personale. - Proteggi il tuo tempo.
Se sai che certi momenti – come la pausa o il cambio turno – sono carichi di tensione, ritagliati spazi di decompressione subito dopo. Cinque minuti per camminare da solo, una canzone in cuffia, una telefonata a qualcuno che ti fa stare bene. Non è fuga, è ricarica.
Proteggersi non significa isolarsi
Quando una relazione è faticosa, la tentazione è quella di ritirarsi: evitare, chiudersi, difendersi anche da chi non c’entra. Ma così si rischia di perdere anche le relazioni positive.
La chiave è restare aperti dove possibile, selettivi dove necessario.
Coltiva i rapporti che ti nutrono, anche solo con piccoli gesti: un caffè condiviso con chi ti fa ridere, una chiacchierata al cambio turno con chi ti ascolta davvero.
Queste piccole ancore fanno la differenza.
Non sei “debole” se ne risenti
La convinzione che bisogna “farsi scivolare tutto addosso” è una bugia. Siamo esseri relazionali, e ciò che ci circonda ci tocca, anche se non vogliamo ammetterlo.
Non sei fragile se una persona ti fa stare male. Sei umano. E riconoscere che qualcosa ti turba è il primo passo per affrontarlo con lucidità.
Essere professionali non vuol dire accettare tutto. Vuol dire prendersi cura del proprio equilibrio anche nelle relazioni. Vuol dire saperci stare senza perdere sé stessi.
Nessuno è da solo
Anche se la situazione ti fa sentire isolato, non lo sei. Molti vivono queste dinamiche e pensano sia solo un problema loro. Ma non è così. Parlare, scriverne, condividere è già una forma di cura.
E può diventare il primo passo per cambiare davvero qualcosa.
Hai vissuto una relazione di lavoro che ti ha logorato senza che nessuno se ne accorgesse?
Raccontalo nei commenti. A volte basta sapere che non siamo i soli a sentirci svuotati, per iniziare a ricaricarci.